No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20080214

calciatori

Come promesso, da Il Manifesto di ieri

Aboutreika, il calciatore più popolare del pianeta
Alberto Piccinini
Il calciatore più popolare del pianeta si chiama Mohamed Aboutreika, detto «l’assassino che sorride». Mamma mia. Gioca da centrocampista d’attacco nella nazionale egiziana e nel Al-Ahly, la squadra numero uno del Cairo. Noi provinciali diremmo che è un Cambiasso del Nord Africa, o qualcosa del genere. Ma il primato lo ha stabilito di recente l’Iffhs, Istituto di Statistica del Calcio, un manipolo di pazzi sparsi nel mondo e collegati in Rete (www.iffhs.de) che tengono memoria di tutte le partite di football giocate dall’inizio ai giorni nostri. Verdetto discutibile finchè si vuole (per dire: Kakà è al settimo posto, Messi all’ottavo) che conta su ben 1.017.786 voti espressi in favore un giocatore che non è mai emigrato in Europa e la cui fama corre veloce di bocca in bocca in tutti i paesi arabi e africani. L’ultima impresa di Aboutreika: l’unico gol che ha domenica scorsa ha dato all’Egitto la sesta vittoria in Coppa d’Africa nella finale contro il Camerun. L’azione di contropiede in verità sarebbe merito del giovane Mohamed Zidan che rincorre e morde il difensore Rigobert Song nella propria area fino a farlo confondere, e azzecca da terra un passaggio impossibile per l’accorrente Aboutreika. Ma lui è lì, al posto giusto nel momento giusto. Andò così pure nella finale dell’edizione precedente della Coppa, contro la Costa d’Avorio ai rigori. L’ultimo tiro buono dal dischetto fu di Abutreika. Non può essere una coincidenza. «Ay Ay Ay Aboutreika», cantano i tifosi sugli spalti. Aboutreika è tutt’altro che un popstar rumorosa e coattella come usa nel calcio a tutte le latitudini. Non somiglia a un cantante e neppure a un attore. Tutt’altro. Deve cambiare spesso telefonino perché in strada parla con tutti, e tutti possono dire di avere il suo numero. Dall’alto dei suoi 28 anni si è guadagnato il favore popolare conducendo una vita semplice e religiosissima: «Mi alzo al mattino all’ora della preghiera – ha raccontato un volta – poi vado agli allenamenti, passo del tempo con la mia famiglia, leggo». Ha due figli gemelli. E’ laureato in Storia all’università del Cairo. Però ha dichiarato che se non avesse fatto il calciatore sarebbe diventato ingegnere. Il suo modello calcistico – non a caso – è da sempre il pio e silenzioso Zidane (quello originale, prima della testata). Ma il suo modello nella vita – aggiunge – è suo padre. «E il profeta Maometto», aggiunge ancora. Nato a Giza, l’affascinante quartiere delle Piramidi (condomini scassati, tangenziali, piramidi!), Aboutreika muove i primi passi nella locale squadra del Tersana. Quando diventa bravino succede la prima cosa da ricordare nella sua vita di santo. Il presidente vorrebbe tenerselo stretto aumentandogli lo stipendio, ma lui rifiuta: vuole prendere esattamente quanto prendono i suoi compagni. Va così. Da allora non ha mai avuto un manager. Basta a se stesso. All’Al-Ahly ci arriva relativamente tardi, nel 2004, ma non tarda a diventare il simbolo di una delle squadre più forti di tutta l’Africa. Suo malgrado: «Il calcio non è il tennis o lo squash – ripete – senza lo sforzo e l’aiuto degli altri io non posso fare niente». E ancora: «Tutti gli atleti hanno un ruolo umanitario nella società. Non vivono solo per se stessi, ma anche per gli altri». Nel 2005 Abutreika partecipa alla partita amichevole «contro la povertà» con Zidane e Ronaldo. Quindi presta il volto a diversi spot delle tv arabe sulle campagne internazionali contro la fame del mondo e in favore del ricerca sul cancro. E’ quello che si dice un grande comunicatore. Nelle eliminatorie della Coppa d’Africa dopo aver segnato un gol contro il Sudan si è tirato su la maglia rossa e ha mostrato una t-shirt con su scritto: «Sympathize with Gaza» (anche in arabo). Erano i giorni dell’emergenza umanitaria nella sfortunata città palestinese al confine con l’Egitto. L’arbitro lo ammonisce, come usa. Diffidato dalla federazione africana Aboutreika non si scompone: «Niente a che fare con la politica – ribatte – ho espresso soltanto un sentimento naturale per tutti gli arabi». Un giornale arabo riferisce che il governo israeliano avrebbe fatto pressione su google perché le foto della maglietta di Aboutreika venissero tolte dalla Rete. Se sia vero o no, è difficile da stabilire. Qualche problema con le foto comunque c’è stato. Un portavoce di google ha detto che si è trattato di un «problema tecnico». Comunque adesso le foto (e i video) sono lì. Basta cercare. C’è anche una foto di bambini palestinesi con dei cartelli. Simpatizzano con Aboutreika.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

applausi!!

Anonimo ha detto...

Speriamo lo prenda l'Empoli (o il Livorno)