No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20100113

interview


Intervista di Jumbolo a Moltheni del 4 dicembre 2004 in occasione dell'uscita di Splendore Terrore.

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Arrivo alle 18,30 nel piazzale antistante il Calamita di Cavriago; l’appuntamento è per le 19.00, orario nel quale devo chiamare un numero di cellulare (che poi scoprirò essere di Moltheni/Umberto Giardini). Alle 18.50 inizio a chiamare ma è staccato. Dopo 10 tentativi inizio a preoccuparmi. Decido di andare a vedere dentro il locale. Entro e trovo Umberto che sta cominciando il soundcheck, mi presento e gentilissimo mi dice che appena finito i suoni sarà a disposizione. I suoni finiranno alle 21.00, tanto per darvi l’idea dell’accuratezza; tenete conto che c’è la voce di Umberto, la chitarra elettrica e quella acustica, poi il Wurlitzer di Pietro (Canali; suona sul disco nuovo e lo accompagna in tour già da più di un anno; simpaticissimo pure lui). Assisto al soundcheck interessato, e ogni tanto scambio qualche battuta con la compagna di Umberto, Sara, con la quale ridiamo di gusto (specialmente quando mi mostra il merchandise, capirete dopo; gli dico che pare abbia svuotato l’armadio della nonna) specialmente alle imprecazioni moltheniane. Arriva più tardi Paolo, che parteciperà all’intervista (Davide e Luca del Calamita ci mettono a disposizione la sala prove che è dietro al bar) per un sito locale.

Come già detto, finito il soundcheck inizia l’intervista. Si inizia parlando dei Giardini di Mirò che sono, pare, di Cavriago….


Umberto - All’inizio erano fighissimi, non c’era nessuno che sapesse cantare, quindi facevano solo musica strumentale: poi hanno trovato un ragazzino, che tra l’altro canta molto bene, ma secondo me si sono snaturati. Magari in Italia qualcuno mi proponesse di fare un progetto tutto strumentale!!


Jumbolo - Eh mi sa che stai andando in questa direzione…sul disco nuovo ci sono 4 pezzi strumentali, ho contato bene?


Umberto - Si, sui miei dischi ce ne sono sempre stati, uno almeno, mi piacciono tantissimo. Confidiamo il prossimo disco di fare solo un brano cantato, il singolo, poi tutto strumentale!!! (ride)


Jumbolo - Ma lo sai che c’è una ragazza che ha un sito su di te? (all'epoca il sito ufficiale di Moltheni era in costruzione, n.d.Jumbolo)


Umberto - Certo che lo so, Viviana. Mi auguro di poterla conoscere, dev’essere una ragazza in gamba.


Jumbolo - Che fine ha fatto il pezzo Petalo?


Umberto - E' nel cassetto, insieme ad altri provini presentati alla vecchia casa discografica. Dopo le vicissitudini (anche con un’altra etichetta), ho ritenuto non fosse abbastanza vecchio per riprenderlo.


Jumbolo - Già, ti piacciono le cose vintage. (Sara ride, durante il soundcheck mi ha fatto vedere il merchandise, tutto composto da borse, cappelli, passamontagna…assolutamente vintage!!)


Umberto - A parte questo, sono uno che compone, poi lascia lì, poi dopo magari anni riprendo i pezzi. Poi, adesso sono in un periodo in cui sono molto produttivo, quindi non c’era bisogno di roba anche solo di sei mesi indietro. Addirittura, c’è un brano che non abbiamo inserito nell’album solo perché ci è venuto fuori successivamente, ma che ci piace da impazzire (comprende anche Pietro, n.d.Jumbolo), non ha titolo, ma indicativamente dovrebbe essere Bufalo cerco; Ecco, Bufalo cerco è un brano meraviglioso (scandisce, n.d.Jumbolo), una delle cose più belle che ho scritto, sia a livello di melodia che di testo, un intreccio di psichedelia e intimismo, al punto che in questo periodo pensiamo sempre a quel brano!! Poi oh, ci sarà tempo in futuro anche per questo.


Jumbolo - Come stà l’alternativo italiano?


Umberto - Non bene secondo me, non mi pare sia uscito molto ultimamente. I Marta sui tubi, che sono miei amici, e si può dire che li ho lanciati io, però a livello di originalità non mi pare ci sia molto altro.


Jumbolo - Dicci qualcosa a proposito delle vicissitudini contrattuali.


Umberto - Guarda, a parte quello, visto che oggi è molto più facile far uscire un disco, e che ho molti amici, un contratto per un uscita potevo procurarmelo anche prima, ma mi ero stufato, non era il momento giusto, quindi ho aspettato. Mi piace fare le cose che piacciono a me. Il momento giusto è arrivato, ho incontrato una persona, sono usciti fuori dei bei discorsi, è nata un'energia, è nata una sorta di serenità, che è la base fondamentale del mio carattere; una sorta di serenità che consiste nella vita personale, negli affetti, nel lavoro, in tante cose che sono coincise, ed è venuto così il momento di scrivere un altro disco in tempo direi record; pensa, quest’estate non c’era quasi niente di quello che ci sarà su Splendore Terrore. Sto lavorando inoltre con la Sugar, per il momento solo come paroliere per una cantante molto brava che uscirà tra un po’; non escludo però che anche il progetto Moltheni ci possa rientrare prima o poi.


Paolo - L’acustico è un’esigenza o una scelta?


Umberto - E' stato l’uno e l’altro; una necessità perché non avendo né un contratto né un approccio con un’etichetta grande, non avevamo la possibilità, avendo già registrato un disco elettrico che per il momento non può uscire; una scelta perché nonostante questa “castrazione”, andiamo molto orgogliosi di questo lavoro elettro/acustico, lo amiamo molto; è una specie di figlio handicappato che amiamo tanto, ma che in realtà spera di correre (sorride, nda).


Paolo - Perché Splendore Terrore?


Umberto - Semplicemente perché suona bene; come sempre sono ispirato sempre molto dai suoni, dai colori, dalle immagini, dalle visioni; anche se, guarda, c’è stato uno che mi ha detto, riferendosi alla copertina “ah si devono sempre sentire le due campane quindi –splendore- -terrore-"!! Ci sono rimasto malissimo….non è così, ma è probabile che d’ora in poi risponderò così (ride di gusto, nda).


Jumbolo - Scusa, ma secondo me la campana della copertina è la solita vista dai due lati no?


Umberto - No no è un’altra, te lo giuro.


Jumbolo - E allora quel tipo lì ci ha preso!! (Risate generali)


Umberto - Esatto!! No scherzi a parte, una volta siamo capitati io e lei (indica Sara) in Piazza Maggiore a Bologna, e c’erano questi campanari con i numeri….affascinantissimo….c’è tutta una tecnica, uno che scampana quando l’altro parte, puoi suonare d’andata o di ritorno…è una vera figata!!


Sara - Davvero…campane di tutte le misure, grandi, piccole a seconda delle note…


Umberto - I campanari si mettono la corda intorno al braccio, se la legano, tra l’altro tengono la campana e tengono il batacchio, e poi magari lasciano o uno o l’altro….è uno spettacolo…e poi se ti metti vicino senti una potenza sonica incredibile…ne siamo rimasti affascinati anche come oggetto…la campana…..quindi a distanza di mesi dicevo a lei (Sara) “cazzo voglio metterci una CAMPANA sulla copertina!!”, siamo andati in biblioteca, su dei testi non antichi ma vecchi, e abbiamo fotografato quelle che ci piacevano di più.


Jumbolo - Pensavo tu fossi un timido, invece stasera dopo due frasi durante il soundcheck mi sono accorto del contrario, ne parlavo con Sara. Anche i tuoi testi me lo facevano pensare.


Umberto - No, non sono timido..forse mi intimidisco quando scrivo…però non lo sono, anzi credo di essere uno che dice le cose in faccia, anche se, come tutti, sbaglio, però no, non direi davvero di essere timido, e nemmeno una persona che soffre. Se così appare dai testi, è perché magari immagino, prendo dalla realtà, poi divento visionario, e poi riporto tutto alla realtà odierna. Non sono così introverso come potresti pensare. Anzi sono anche un po’ più sempliciotto del normale. Ve lo può dire Sara.


Sara - Infatti io gliel’ho detto quando me lo ha detto prima…gli ho detto “si poi vedi quando inizia a bestemmiare se è timido!!”


Paolo - Una volta ti ho visto a vedere Mark Lanegan, ti è piaciuto Bubblegum?


Umberto - Un po’ meno dei precedenti.


(Ci alziamo per andare a cena)


Pietro (rivolto a Jumbolo) - Hai tessuto le lodi di Suprema prima se non ho sentito male.


Jumbolo - Si, è davvero il mio pezzo preferito del disco nuovo. Com’è stato registrare in quello studio (Alpha Dept. di Bologna, n.d.Jumbolo), ho letto dalle note stampa che ci sono un sacco di strumenti vintage!!


Pietro - E' stato davvero bello, io poi sono un musicista ma soprattutto amante e collezionista di strumenti, quindi guarda…ho suonato un pezzo con un mellotron di chissà quanti anni fa e anche solo spostarlo, accordarlo, metterlo in posizione…è stata un’esperienza.

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Il resto dell’intervista è apparso sulla rivista All Music sul numero di gennaio 2005.

20100112

fiamma di luglio


July Flame - Laura Veirs


Mi piace moltissimo la voce di Laura Veirs, una delle reginette del nu folk, e mi sono piaciuti molto i suoi lavori precedenti, ma questo nuovo lavoro non mi convince, almeno a livello di canzoni. Anche se, devo dire, a lungo andare, sarà perchè ha veramente una voce fantastica (e, per gli appassionati, qui è a volte "aiutata" da Jim James, dei My Morning Jacket, la band preferita dal mio co-blogger), si lascia ascoltare ugualmente. Forse, e so che è una sorta di esagerazione, i pezzi sono troppo arrangiati, troppo suonati, con troppi strumenti, fiati soprattutto, e, paradossalmente, perchè la musica di Laura è comunque scarna, preferivo suoni ancora più scarni.

Insomma, massimo rispetto, ma sia Saltbreaker, Carbon Glacier e Year Of Meteors, erano superiori. Sun Is King la mia preferita.

Le hérisson (l'élégance du)



Il riccio - di Mona Achache 2010


Giudizio sintetico: si può vedere (3/5)

Giudizio vernacolare: bellino!



Paloma ha 12 anni, vive a Parigi in un lussuoso appartamento (7 Rue de Grenelle, quartiere Saint-Germain-des-Prés, tra il sesto e il settimo arrondissement), con la famiglia, che lei osserva come un'estranea. Il padre è un Ministro della Repubblica francese, poco presente e sempre distratto; la madre assolutamente fuori dalla realtà, fragile e impalpabile, in analisi da 10 anni e da altrettanto sotto antidepressivi, passa il tempo in vestaglia e parlando con le sue piante; la sorella grande, studentessa e ragazza di ben poco spessore. Paloma, delusa dalla vita già alla sua tenera età, estremamente intelligente, appassionata di cultura giapponese ed ottima disegnatrice, decide che il giorno del suo compleanno si toglierà la vita, e sottrae ogni giorno una compressa di barbiturici dalla farmacia della madre, per portare a compimento il suo progetto.

La bambina, però, è incuriosita dalla portiera del palazzo, una donna dimessa e apparentemente aderente allo stereotipo della donna poco intelligente e con scarsa cultura. Paloma sente che Renée, questo il nome della portiera, nasconde qualcosa di grande, dietro una facciata trasandata e sciatta. La morte di uno degli inquilini, e l'arrivo di un nuovo personaggio, l'affascinante Kakuro, un signore giapponese di mezza età dai modi gentilissimi e dall'immensa cultura, fa si che Paloma e Renée si avvicinino irreversibilmente.



Tratto dal libro L'eleganza del riccio, di Muriel Barbery, straordinario successo in patria (la Francia) e fuori, il film della debuttante Achache raggiunge, a mio parere, una serie di buoni risultati, nonostante sia, per ovvi motivi, costretta a tagliare tutta una serie di riflessioni delle due protagoniste, e a sostituire il diario dove Paloma annota pensieri e intuizioni con una telecamera, con la quale la bambina riprende tutto e tutti.

I risultati sono questi, sinteticamente: riesce a fare un film dove si ride molto e, al tempo stesso, ci si commuove profondamente, ci si lascia coinvolgere nelle vicende, e soprattutto, se non lo si è fatto, viene voglia di leggere il libro.

La regista utilizza una fotografia per niente scintillante, molto "francese", niente di nuovo insomma, lavorando praticamente tutto (o quasi) in interni, ma dirige bene gli attori, in particolar modo la giovane Garance Le Guillermic (Paoloma), convincente, viene aiutata da due grandissime attrici, Josiane Balasko (Renée) e Ariane Ascaride (Manuela), quest'ultima purtroppo relegata ad un ruolo marginale. Ottimi anche gli esperti Togo Igawa (Kakuro) e Wladimir Yordanoff (il padre di Paloma, Paul, si vede poco ma risulta ottimo), ma nonostante tutto a me è piaciuta moltissimo Anne Brochet, nei panni della madre di Paloma, perfetta nella parte della casalinga di lusso con la testa fuori dal mondo.

Filosofia spicciola, dicono i detrattori, ma per noi così interessati ma così consci di non sapere, è già un buon inizio. Film mai urlato, delicato e intelligente.

20100111

tigri e gigli


Tigerlily - Natalie Merchant

Ho amato anche gli altri dischi di Natalie, ma questo suo debutto solista, del 1995, dopo la sua uscita dai 10.000 Maniacs, è rimasto nel mio cuore, per la dolcezza dei suoi pezzi, per la delicatezza delle intepretazioni, per quel velo malinconico che riescono a generare tutti gli undici pezzi della prima edizione (ne esiste anche una seconda, uscita nel 1999, con un cd aggiuntivo).
Siamo dalle parti del folk, della cosiddetta canzone d'autore (autrice, in questo caso), archi country e pianoforte usato massicciamente, ma come detto prima molto delicatamente, batteria, percussioni, chitarra e basso quando occorrono, e una voce calda, affascinante, confidenziale, amichevole oserei quasi dire. Si ha come l'impressione che Natalie si confessi, con questo disco.
San Andreas Fault, Beloved Wife, I May Know The Word, Seven Years sono belle da far commuovere, Wonder è gradevole e ritmata, Carnival è molto più soul del moderno r'n'b. River è per River Phoenix.

Triumph des Willens


Il trionfo della volontà - di Leni Riefenstahl 1935


Giudizio sintetico: da vedere


Il film racconta il raduno del partito nazionalsocialista di Norimberga, tenutosi dal 4 al 10 settembre del 1934.

Uno straordinario film-documentario di propaganda, girato da una regista praticamente al secondo lungometraggio, ma particolarmente dotata, preparata e pure coraggiosa, innovativa. Discutibile, ovviamente, quello che si propaganda: il nazismo, in pratica. E qui si potrebbe aprire il dibattito sulle intenzioni di Helene Bertha Amalia Riefenstahl detta Leni.

Sinceramente, non c'interessa: non abbiamo dubbi sul fatto che il nazismo sia stato il male assoluto. Ci interessa, se in caso, come si riesce ad instaurare una dittatura del genere, per prevenire la cosa.

Tornando all'opera, rimane da vedere, per ammirare come dicevamo prima il coraggio "tecnico" di questa regista. La sequenza d'apertura, tra le nuvole, l'arrivo del Fuhrer in aereo, l'insediameno in albergo, l'inizio della seconda sequenza con la panoramica di Norimberga. E poi le inquadrature dal basso, le angolazioni, l'aquila del Reich formato gigante, le scenografie romanico-egizie, i discorsi. Musica quasi completamente di Wagner (naturalmente).

Nonostante il tema, un lavoro superbo, per una regista che forse poteva dare molto, ma che per ovvi motivi di simpatie politiche, fu praticamente impossibilitata a proseguire la sua attività per molti anni.

20100110

fassbinderometro

Comunicazione di servizio:

su richiesta dell'esigente amico Mau, cambierò progressivamente la scala di giudizio sulle recensioni dei film. Adotterò una semplice scala da 1 a 5, dove 1 è il minimo e 5 è il massimo. Per alcuni mesi, visto che ho già programmato recensioni soprattutto vecchie ri-editate per i prossimi tre mesi, vecchio e nuovo conviveranno (nelle nuove recensioni), oppure troverete ancora il vecchio "metodo".
Come sempre, siete invitati ad esprimere la vostra opinione, in modo che ne possa tenere conto.

questa è guerra




This Is War - 30 Seconds To Mars




Piuttosto deludente il terzo disco della band dei fratelli Leto (per chi non lo sapesse, il leader è Jared, conosciuto anche come attore - Urban Legend, La sottile linea rossa, Fight Club, Ragazze interrotte, American Psycho, Requiem For A Dream, Panic Room, Alexander, Lord Of War -), soprattutto dopo il promettente e molto piacevole A Beautiful Lie del 2005.


Inserti elettronici anche pesanti (Stranger In A Strange Land), vaghe (ma non troppo) reminescenze U2, ricerca di aperture sinfoniche (ricordano i Muse, anche), qualche pezzo godibile (il singolo Kings And Queens, e poi tutta una serie di canzoni che si somigliano sia nella struttura che nelle melodie), ma nulla più. La media è veramente bassa, e sinceramente mi aspettavo qualcosa di molto più bello, anche se non complicato; la voce di Jared, tra l'altro, non è affatto male. Peccato.

una noche con Sabrina Love


Una notte con Sabrina Love - di Alejandro Agresti 2001


Giudizio sintetico: si può vedere


Daniel ha 17 anni, vive in un paesino sperduto nella provincia di Entre Rios in Argentina, insieme alla nonna. I suoi genitori sono morti entrambi qualche anno prima, in un incidente stradale; suo fratello Enrique se n'era già andato a Buenos Aires per studiare (e non solo), e Daniel non è stato capace di dirglielo. Daniel lavora nella locale fabbrica di condizionamento polli, ed è solo: in paese non c'è molta vita. Le prime pulsioni sessuali avanzano, e grazie ai racconti di amici, capisce che la televisione potrebbe essere un passo avanti. Si procura un apparecchio tv, e comincia a seguire il programma di Sabrina Love, una attrice porno piuttosto affermata.

Una sera, Sabrina annuncia un concorso, denominato "una notte con Sabrina Love": al fan che scriverà la lettera più bella, toccherà in sorte di passare una notte con lei, Sabrina Love. Daniel scrive la storia della sua vita, con il suo stile semplice ed un po' ingenuo, e vince. Il primo problema è andare a Buenos Aires: Daniel non ha un soldo, e la viabilità è compromessa da alcune inondazioni avvenute negli ultimi tempi. Il viaggio non è dei più tranquilli, ma ce la fa ad arrivare intero nella Capitale. Ci rimarrà solo pochi giorni, ma saranno giorni in cui crescerà alla svelta.


Tratto dall'omonimo romanzo di Pedro Marial (tradotto nel 2003 per Mondadori, il titolo è stato lasciato in originale), questo film di Agresti, che si colloca cronologicamente tra L'ultimo cinema del mondo e Valentín, è un altro dei suoi film delicati, di formazione, pur trattando argomenti non da poco, quali appunto il porno e soprattutto il sesso in generale. Non che sia un film sul mondo del porno, questo no, ma il sesso è effettivamente il motore del film, la metafora che, poi espansa, si rivela educatrice per Daniel, e lo aiuta a superare tensioni, paure, timidezze, impacci.

Il tocco di Agresti mi piace sempre molto, riesce ad arrivare al punto con grande leggerezza, muove la macchina con abbastanza disinvoltura e dirige il cast con destrezza. Sguardo sempre attento verso la sua Argentina.

Alcuni grossi calibri nel cast: Cecilia Roth è Sabrina Love, ed è piuttosto credibile nei panni dell'attrice porno annoiata e protettiva (a suo modo, verso Daniel), Giancarlo Giannini è Leonardo, il compagno/manager di Sabrina, Norma Aleandro è Julia, la compagna di Enrique. Julieta Cardinali è una deliziosa Sofia, mentre Tomás Fonzi, che ritroveremo in Nueve Reinas e Kamchatka, è un perfetto Daniel.

20100109

se vuoi il sangue...


If You Want Blood You've Got it - AC/DC


Probabilmente, quanto di più vicino si possa immaginare al perfetto disco rock. Una fantastica fotografia dal vivo di una delle band più imitate del pianeta, tra l'altro, essendo del 1978, non contiene l'album più maturo della prima parte della loro carriera (Higway To Hell), quella con Bon Scott. Una scarica di energia pazzesca. Tutti i pezzi su altissimi livelli, registrazione che oggi fa un po' sorridere (moltissimi alti, pochi bassi), alcune gemme indimenticabili, una volta ascoltate: The Jack (versione definitiva), Whole Lotta Rosie, Let There Be Rock (letteralmente devastante), Riff Raff (semplicemente geniale), Hell Ain't A Bad Place To Be (marchio di fabbrica AC/DC). Mancano, è vero, alcuni pezzi fondamentali [It's A Long Way To The Top (If You Wanna Rock 'n' Roll) per dirne una] del repertorio dei "primi" AC/DC, forse a causa del fatto che, al contrario di alcuni mitici dischi live del rock, questo uscì solo su vinile singolo. Fosse stato doppio, sarebbe entrato di diritto nell'Olimpo del rock'n'roll. Non che così ne sia fuori, ma mi accorgo, a decenni di distanza, che non è poi così conosciuto come dovrebbe.

La più palese dimostrazione che l'hard rock è parente stretto del blues. Meglio del ciclo dei film sul blues stesso.

...lo avrai


Lucy in the Sky with Diamonds


Across The Universe - di Julie Taymor 2007


Giudizio sintetico: da vedere


Siamo negli anni '60, il mondo ha gli occhi puntati sul Vietnam. Jude, giovane inglese di Liverpool, figlio di madre single, impiegato nei cantieri navali locali, decide di lasciare il lavoro e di imbarcarsi per gli Stati Uniti: ragioni imprecisate. Invece, Jude ha un progetto preciso: conoscere suo padre, un soldato americano che è tornato in patria senza sapere che aveva lasciato sua madre incinta. Lo trova, ma è chiaro che non può essere un incontro di baci e abbracci.

Il padre naturale di Jude lavora come uomo di fatica nell'edificio di un'università, dove studia, si fa per dire, Max, uno scapestrato coetaneo con tanta voglia di andare a New York. I due si conoscono, e stringono una solida amicizia. La sorella di Max, Lucy, vede partire per il Vietnam il fidanzato Daniel: dopo qualche tempo, muore laggiù, come tanti altri in quella guerra.

Jude e Max si sono già trasferiti a New York, e ognuno cerca la sua strada; Lucy si unisce a loro per cambiare aria, ma proprio in quei giorni la cartolina di precetto raggiunge pure Max, che farà di tutto, ma alla fine sarà costretto a partire anche lui per il Vietnam.

Jude e Lucy scoprono di amarsi, lui la aiuterà a tornare alla vita, ma Lucy rimane una ferma oppositrice della guerra ed inizia ad impegnarsi nell'attivismo anti-Vietnam: la cosa, a lungo andare, dividerà lei e Jude, che dopo essersi ritrovato nel mezzo di una protesta, viene rimandato in Inghilterra.

Ma tutto ciò che ti serve è amore...


C'è chi ha usato la parola capolavoro per questo film. Io non farò altrettanto, ma posso dirvi che la visione mi ha soddisfatto quasi completamente. Julie Taymor, che aveva diretto Frida, ma che ha un'esperienza spropositata in teatro (all over the world, tra l'altro), coadiuvata nella scrittura della storia da Dick Clemente e Ian La Frenais (un nome su tutti: The Commitments), mette in scena un musical completamente basato su pezzi dei Beatles, facendo in modo che i testi di questi pezzi formino parte di questa storia, e lo fa in modo pressoché perfetto. Certo, la storia d'amore (doppia, c'è anche quella tra Sadie e Jo-Jo, praticamente i due personaggi ispirati a Janis Joplin e Jimi Hendrix) è fin troppo strappalacrime e piuttosto telefonata, ma questo in fondo è quello che ci piace davvero al cinema: le belle storie d'amore. Diciamo che ogni tanto ce n'è bisogno. Il contesto in cui la inserisce non è casuale, l'opposizione al Vietnam è stata una delle battaglie portate avanti da John Lennon, del resto, ma non è neppure il massimo dell'originalità. La parte "psichedelica" del film, quella dove c'è Bono, per intenderci, è un po' tirata per le lunghe, ma su tutto il resto c'è solo da applaudire.

Fotografia perfetta, coreografie (a cura di Daniel Ezralow, presente anche in un cameo) superbe, prove del cast veramente strepitose, nonostante fossimo di fronte quasi completamente ad attori giovani e con non moltissime esperienze: Jim Sturgess (Jude), davvero bravo, l'avevamo intravisto in Mouth To Mouth e in L'altra donna del Re, Evan Rachel Wood (Lucy), splendida, forse quella con più esperienza ad alti livelli, Joe Anderson (Max), Dana Fuchs (Sadie), grintosissima, Marthin Luther (Jo-Jo), T.V. Carpio (Prudence): tutti cantano con la loro voce, tutti in maniera più che convincente. Le musiche, a proposito, sono curate da Elliot Goldenthal, compositore affermato nonché marito della regista.

Divertente il triplo cameo di Joe Cocker, e quelli di Bono (Dr. Robert) e di Eddie Izzard (Mr.Kite).

Qualche sforbiciata non gli avrebbe fatto male, ma va bene anche così.

20100108

cadute d'autunno



The Fall - Norah Jones


Sono stato da sempre un detrattore di Norah Jones, detta Noia Jones. Fin dall'inizio. Oltre a pubblicare dischi con canzonette scontate, per niente jazz, l'ho sempre trovata moscia e, appunto, noiosa.

Devo ammettere che però questo nuovo lavoro non è così male: se ci fosse alla voce una cantante accattivante, con un timbro un po' più particolare, e con un minimo di grinta in più, sarebbe pure un buon disco. E pare proprio che ci sia un motivo piuttosto chiaro, nella sorta di svolta della figlia di Ravi Shankar: si è rotto il sodalizio con Lee Alexander, ex fidanzato ed ex produttore, e con la band che l'aveva sempre accompagnata, la Handsome Band. Ecco dunque un album con pezzi scritti insieme a Jesse Harris, Ryan Adams, Will Sheff (Okkervil River), Mike Martin (All That Remains), e prodotto da Jacquire King.

Nuova band, leggermente più rock, ma con Smokey Hormel e soprattutto Marc Ribot alla chitarra: e ho detto tutto.

Il pezzo più bello però, la Jones lo scrive (almeno così c'è scritto nei crediti) da sola: è It's Gonna Be, che musicalmente potrebbe avvicinarsi alle cose di Tom Waits dagli anni '90 in poi.

Un piccolo passo in avanti, senza dubbio.

mientras ustedes siguen durmiendo


[°REC]2 - di Jaume Balagueró e Paco Plaza 2009


Giudizio sintetico: da evitare. Conserviamo un buon ricordo del primo film.


Il condominio spagnolo, nel quale stanno accadendo cose inspiegabili, è ancora sotto sorveglianza, la polizia tutta intorno, isolato come in quarantena, entra solo chi è autorizzato, e soprattutto, nessuno riesce ad uscire. Ci riprova un gruppo speciale della polizia, guidato da un non meglio precisato ufficiale medico, che prende il comando della squadra. Ogni componente della squadra ha una telecamera.


Probabilmente spinti dal successo, forse insperato, dell'originale, addirittura rifatto negli USA come Quarantine, lo stesso duo di registi, con alcuni ritorni perfino nel cast, danno un seguito alla storia che, seppur con innumerevoli citazioni e riferimenti, ci aveva convinto. Risultato: si sputtanano, probabilmente per alcuni anni. Spero che nessuno gli dia credito per un po'.

Il film in questione si perde quasi immediatamente; non voglio rovinarvi la sorpresa, anche se vi suggerisco di risparmiare i soldi e di andare a vedere un altro film, ma se nel primo il riferimento principale era La notte dei morti viventi di Romero, nel secondo si va dalle parti de L'Esorcista. Probabilmente questo tentativo di giustificare questa sorta di epidemia, fa perdere di credibilità e di interesse verso il sequel.

La tecnica è la stessa, si usano qui espedienti narrativi che permettono l'uso di più telecamere, e di più punti di vista, ma la freschezza è persa.

Grande delusione. Non si salta mai sulla poltroncina.

20100107

aumenti?

Carburanti, prezzi in rialzo per benzina e diesel

Dov'è che l'avevo già sentita questa?

bam bam

Usa, lavoratore appena licenziato
apre il fuoco in ufficio: 2 morti e 5 feriti

Paura eh?

si si





Siamo in Italia, e si sa, meno che nel ventennio, i treni arrivano in ritardo (spesso partono pure, in ritardo). Qualche stralcio:


Dossier al pm Guariniello: su 420 treni monitorati, 300 hanno sforato.

Trenitalia: solo 1 su 4 sopra i 15 minuti

La replica dell'amministratore delegato delle Ferrovie Moretti: colpa del rodaggio e del maltempo.


Rodaggio?!?!?! Mah...


Ma la parte bellissima è la seguente:


Ma secondo Trenitalia i ritardi dei treni sotto 15 minuti non sono considerati tali, "per consuetudine europea".


Consuetudine europea?!?!?!?!?!?!? Ma che cazzo dicono questi qui?? Secondo voi in un altro paese glielo avrebbero fatto dire? Io non credo. Via, a casa! E in treno eh, così speriamo tu arrivi tardi!!

ali ritrovate

Intesa raggiunta tra Enac e Ryanair
"Nessun volo domestico verrà sospeso"

supermario




Riassunto: Mario Balotelli è un ragazzo di nemmeno 20 anni che gioca bene a calcio. E' nero, nato in Italia da genitori ghanesi, adottato da una coppia bresciana. Ieri giocava con la sua Inter contro il Chievo, a Verona. E, come capita praticamente sempre, è stato oggetto di ormai tristemente classici "buuu" razzisti. A fine partita, intervistato in diretta quale migliore in campo, ha concluso dicendo "Posso dire una cosa? Tutte le volte che vengo qui, il pubblico di Verona mi fa sempre più schifo".




Tralasciando le dichiarazioni che sono seguite, tutte schifosamente ipocrite (dall'allenatore del Chievo, all'allenatore della stessa Inter, al sindaco di Verona, al portiere del Chievo, tutti a spostare l'obiettivo sull'immaturità di Balotelli, nessuno che ammettese che si, a Verona c'è pieno di razzisti), anche da parte di persone che speravo avrebbero conservato un minimo di buon senso, dopo che qualche anno fa la Lega Calcio sosteneva la linea europea di poter addirittura sospendere una gara, in presenza di atteggiamenti razzisti, da parte del pubblico, ecco cosa succede oggi:




AMMENDA DI € 7.000,00 BALOTELLI BARWUAH Mario (Internazionale): per avere, al 43° del secondo tempo, uscendo dal terreno di giuoco all'atto della sostituzione, rivolto ripetutamente un applauso provocatorio nei confronti del pubblico.




Non ho parole. Ci meritiamo anche di peggio.

sano di mente


Of Sound Mind - Ancestors


Conosciuti nel 2008 con Neptune With Fire (un disco con due sole tracce, entrambe oltre i 15 minuti di durata), i losangelini Ancestors tornano con questo nuovo lavoro, dove trovano spazio stavolta addirittura quattro pezzi (attorno al quarto d'ora ciascuno) ed altrettanti interludi, se così li vogliamo chiamare.

Si potrebbe definire pretenzioso, ma, vista l'accezione negativa che di solito si dà a questo termine, non lo farò. Vi dirò quindi che Of Sound Mind è decisamente un disco denso, stratificato, dilatato, espanso. I punti di riferimento vanno dall'hard rock sabbathiano allo stoner più "moderno", ma pure dalla psichedelia anni '70, con chiari richiami ai Pink Floyd, e al progressive rock più orientato verso la musica classica di un certo livello sperimentale (Stockhausen, ad esempio). Lunghe suite rallentate, assoli gilmouriani (Bounty Of Age), tastierone organo-style come se piovesse.

Il risultato, ovviamente, può intrigare ma può pure annoiare. Fate voi, io vi ho dato le coordinate. Personalmente, non l'ho trovato da buttare. Forse, quello che convince meno è il timbro del cantante quando è pulito, mentre il risultato è molto migliore nelle parti urlate (non si può parlare né di growl, né di scream). Leggermenti ripetitivi i pezzi, a lungo andare.

benvenuti


Welcome - di Philippe Lioret 2009

Giudizio sintetico: da vedere

Bilal è un diciassettenne curdo iracheno, che dal Kurdistan è arrivato a Calais, in Francia, da clandestino, per raggiungere Mina, la ragazza che ama ricambiato, sorella di un compagno di squadra (Bilal è un buon calciatore, detto Bazda, qualcosa che ha a che vedere con la corsa veloce), a Londra. Il padre di Mina infatti, è a Londra da diversi anni, ed è ben integrato, tanto è vero che vuole che Mina sposi un cugino che possiede alcuni ristoranti.
Bilal è convinto che ormai sia fatta: da Calais a Londra, il passo è breve, c'è solo lo Stretto della Manica a dividere lui da Mina. Ecco che incontra, in coda per un pasto caldo offerto da un'organizzazione di volontariato, un suo paesano, che gli spiega come fare per attraversare quel tratto di mare: pagando 500 euro a dei "trafficanti di immigrati", saranno introdotti furtivamente nel rimorchio di un camion che sta per imbarcarsi. Per passare i controlli di frontiera, però, i clandestini devono respirare con la testa infilata dentro ad un sacchetto di plastica, per eludere il campionamento dell'aria effettuato dalla Polizia. Bilal non ce la fa, complice un ricordo di un'angheria ancora fresca nella sua giovane mente. Viene respinto e processato per direttissima, ma essendo minorenne e proveniente da un paese in guerra, non incarcerato. E' costretto comunque a fare base nel centro di accoglienza vicino a Calais. A quel punto, l'idea malsana, che nella realtà non è il solo ad aver avuto, prende forma: attraversare la Manica a nuoto. Bilal è un buon calciatore, ma non altrettanto bravo a nuotare. Niente di più semplice che apprendere lo stile libero: Bilal si presenta in una piscina di Calais per prendere lezioni, e lì conosce Simon, uno degli istruttori, che accetta di dargli lezioni, ma non ci mette molto a capire perchè quel ragazzino ha così fretta di imparare.
Nel frattempo, la vita di Simon sta andando in frantumi: dopo 8 mesi di separazione, sono pronte le pratiche del divorzio dalla moglie Marion, insegnante di inglese attiva nel volontariato. la separazione è civilissima, i due sono buoni amici ed in ottimi rapporti, ma Simon non ha la forza di lottare per lei. Un banale diverbio della moglie con i gestori di un supermercato, che non vogliono far entrare alcuni immigrati per fare spesa, innesca una serie di reazioni che porteranno Simon a prendere tutta una serie di decisioni che cambieranno decisamente la sua vita, e non solo quella.

Bel film, questo francese Welcome (quando capirete il perchè di questo titolo apprezzerete ancora di più il tutto), che come dice giustamente l'amico che mi ha accompagnato nella visione, andrebbe visto prima delle feste, e non dopo. Nonostante la sceneggiatura che man mano si va avanti nella storia più diventa telefonata, il film avvince per l'umanità di cui è intriso, e la potenza universale del messaggio.
Il regista, anche scrittore, è da sempre attento ai temi della tolleranza, ed è un peccato che questo sia il primo film che viene distribuito con una certa attenzione in Italia. Film che sarebbe interessante vedere con i sottotitoli, anzichè doppiato (ma ormai questa è una battaglia persa, si sa), per la quantità di intrecci linguistici che ci sono, ha una fotografia non sfavillante ma adatta al tempo e al luogo, è poco sfarzoso ma denso di informazioni, agghiaccianti in alcuni momenti, ed è forte anche di una serie di recitazioni poco appariscenti ma davvero intense. Nonostante sia innegabile la preponderante prova di Vincent Lindon, bravissimo nel tratteggiare il personaggio di Simon, in preda a un vortice di emozioni contrastanti e devastanti, anche le prestazioni di Audrey Dana nei panni della moglie Marion e Firat Ayverdi nei panni di Bilal non sono certo da dimenticare.
Un film degno di nota.

20100106

quinto giorno

per un pò tutto ruoterà intorno al minimeconlacriniera.
la casa è silenziosa in questo momento. luci spente, che tutti dormono in sala.
penso che è bello vivere in una comunità di persone che hanno spirito familiare. comunità allargata intendo.
siamo stati all'ospedale per un consiglio stamattina. le infermiere e le ostetriche hanno un cuore grande così. quando si lavora più per passione che per denaro si vede il vero spirito che governa il mondo.

miss

Come già nel 2008, anche i primi di dicembre del 2009 è arrivato a conclusione il concorso di bellezza che potremmo definire Miss Mina. Dove mina non sta per la Tigre di Cremona, bensì l'ordigno esplosivo.
Lo scorso anno il concorso si svolse in Angola, quest'anno in Cambogia. Il governo cambogiano ha osteggiato il concorso fino a proibire le sfilate. Ma l'organizzazione è andata avanti, e alla fine la vincitrice ha ricevuto una gamba in titanio e 1000 dollari per gli studi.
L'idea del tutto è del regista teatrale norvegese Morten Traavik.
Questo il sito della ONG:

tributo


AC/DC Tribute: Backed In Black - Various Artists

Tralascerei il fatto che, nonostante questo dischetto sia del 2002, e sulle note di retrocopertina ci sia scritto "Backed In Black is a track for track tribute to AC/DC's best selling album of all time Back In Black (along with 2 bonus tracks) as interpreted by some of today's most promising up and coming female singers/songwriters", e che, a distanza di 8 anni nessuna di queste "most promising up and coming female singers/songrwriters" sia minimamente conosciuta.
Mi è capitato solo qualche giorno fa di ascoltare per la prima volta questo lavoro, e ne sono rimasto piuttosto colpito. Gli AC/DC siamo abituati a sentirli "loud" e a risentirli in decine, centinaia di squallide imitazioni, spacciate per The Next Big Thing. Invece qua c'è un'operazione di semplice tributo così concepita: voci femminili, solo chitarra e voce. L'intera tracklist di Back In Black più Higway To Hell e For Those About To Rock (We Salute You), eseguite da female performers sconosciute. Qualcosa meglio, qualcosa peggio, ma l'effetto è strano e piacevole.
E, believe it or not, secondo me può pure funzionare per un sottofondo molto alternativo, e perfino galante.
Come che sia, se siete curiosi...

South Of Heaven


Californication - di Tom Kapinos - Terza stagione (Aggressive Mediocrity per Showtime) - 2009

Hank Moody è rimasto a Los Angeles con la figlia che sta crescendo, mentre Karen è a New York per lavoro. Casualmente trova lavoro come insegnante di scrittura creativa, nella stessa scuola frequentata da Becca. Già i primi due episodi della terza stagione di Californication, una serie che è già un culto assoluto, sono da preservare per i posteri. La serie prosegue tra le solite, funamboliche peripezie sessual-sentimentali di Hank, senza tralasciare quelle della coppia Charlie Runkle-Marcy Runkle, con l'inserimento tra i personaggi di una invecchiatissima ma travolgente Kathleen Turner nei panni di Sue Collini, un'agente che dà lavoro a Charlie, oltre alle grazie del pericolosissimo trio femminile formato da Eva Amurri (Jackie, vincitrice della speciale classifica per il miglior nudo, eletto dal sito Mr.Skin, proprio per questa parte), Embeth Davidtz (Felicia Koons) e Diane Farr (Jill). Spettacolari anche le parti maschili di Peter Gallagher (Stacy Koons), Jason Beghe (Richard Bates), Ed Westwick (Balt) e Rick Springfield nei panni di se stesso. C'è perfino Peter Fonda, in un cameo divertentissimo.
I dialoghi non sono sempre tutti scoppiettanti, ma ci sono ancora dei momenti grandiosi. Il finale è un gancio fantastico per il proseguimento e un'altra pirotecnica stagione.
Hank Moody è ancora quello che tutti noi uomini vorremmo essere. Ecco, questo si: questa serie probabilmente ha il difetto di essere misogina. Forse le donne per vederlo devono prenderla esclusivamente dal lato comico. Forse.

20100105

magi

Un tipo di Chiesa che mi piace, e mi rammenta perchè, tutto sommato, mi considero credente.

disgregare


Break it Up - Jemina Pearl


A leggere la lista di chi ha collaborato a questo disco, verrebbe voglia di scriverne bene e finita lì, senza neppure ascoltarlo. Purtroppo, sono di quelli a cui di solito piace fare il contrario.
Il problema è che i Be Your Own Pet sono stati una garage punk band che mi è piaciuta un sacco, e che purtroppo non sono riuscito a vedere dal vivo: se ne è parlato un gran bene. Da un po' di tempo si sono sciolti, e Jemina ha cominciato un percorso solista, aiutata nientemeno che da Thurston Moore (Sonic Youth, c'era bisogno di scriverlo?) e Dave Sitek (TV On The Radio).
Il disco in questione suona sempre piuttosto fresco, come suonavano i BYOP, ma forse con un pizzico di grinta in meno, e un minimo di ragionamento in più.
L'apertura, affidata a Heartbeats, parrebbe preludere ad una sorta di fotocopia (in positivo) di un disco della sua ex band, ma lungo la distanza del full lenght si notano differenze, anche se lievi.
Intendiamoci, non è certo un disco perfetto; ma ci sono degli episodi davvero felici, e la voce della ragazza è sempre piena di energia. Heartbeats, appunto, è un prologo indovinatissimo.
Ecstatic Appeal è un mid-tempo dal sapore molto pop, con chitarre che oserei definire alla Nile Rodgers, che ti cattura immediatamente. Così come irresistibile è la seguente Band On The Run, dove le somiglianze con gli Strokes, che già si notavano ai tempi dei BYOP, vengono allo scoperto: ovviamente, il cantato rende il tutto più sexy and wild. Si arriva così ad I Hate People, cantata insieme a Iggy Pop. Si, avete capito bene, e l'Iguana fa la sua parte tranquillo senza strafare. Pezzo sinuoso, che lascia il segno. Mi piace molto anche Retrograde, molto hard rock old style, con un ritornello micidiale. Anche No Good, così minimale con quella specie di scala armonica piazzata sullo stop, che segue una strofa dove la batteria tambureggia tribalmente, e una sorta di carillon al posto dell'assolo, è deliziosa quanto esile. Un po' tutta la musica di Jemina fa questo effetto. Ci sono poi pezzi più deboli, ma l'insieme può piacere e rallegrare.
Qualcuno definisce questo tipo di canzoni bubblegum: quasi quasi mi rimetto a masticarne.

per amor del cielo


Bobo Rondelli, domenica 20 dicembre 2009, Castiglioncello (LI), Castello Pasquini


E pensare che in tutti questi anni, l'unica volta che l'avevo visto dal vivo fu qualche anno fa a Effetto Venezia (Livorno), insieme ai ragazzi down dell'Anffas di Livorno (Io clown, Te down); e nonostante tutto sommato, suoni sempre da queste parti, dalle sue parti (anche se gli auguro di allargare sempre di più il suo "territorio concertistico"). Ma come sempre, è inutile guardare indietro. Serata freddissima, si esce di casa per fare questi cinque chilometri solo perchè c'è Bobo. Mi piace molto quello che fa, il film-documentario di Virzì su di lui, qui recensito, spiega tantissime cose di Livorno e dei livornesi, ed il suo ultimo disco, Per amor del cielo, è davvero molto molto bello.

La tensostruttura del Castello Pasquini è gremita come non mi sarei aspettato, ed è buon segno perchè almeno non si potrà usare il proverbio nemo propheta in patria; il riscaldamento, nonostante questo, ci metterà un po' per convincerci a togliere il giubbotto. Quasi puntuale, alle 21,45, ecco Bobo e la sua band: Filippo Gatti al basso e alla chitarra acustica, Fabio Marchiori alle tastiere, Dimitri Espinosa al sassofono, Steve Lunardi al violino, Simone Padovani alla batteria e percussioni varie. Bobo appare in forma, tonico nel fisico e in vena di cazzate come sempre, con quell'aria da finto ubriaco che lo accompagna perennemente.

Ho la presunzione di indovinare che senta decisamente l'abbraccio delle persone che sono accorse qui per gremire la struttura, ed è per questo che appena dice la prima delle innumerevoli battute, che sembrano sempre delle stronzate quando iniziano, ma quando terminano ti rendi conto che hanno sempre un significato, si capisce che quello di stasera sarà un gran concerto.

I pezzi dell'ultimo disco la fanno da padrone, almeno per la prima parte, ma non mancano assolutamente i pezzi dai dischi precedenti, sia da quelli da solista, sia da quelli dell'Ottavo Padiglione (per chi proprio non lo sapesse, la precedente band di Bobo, che prendeva il nome dal reparto neuropsichiatrico dell'Ospedale di Livorno, l'ottavo appunto). Ed è godimento puro, da I vitelloni, splendida, come sempre, a Gigiballa (per chi non capisse, legga qui), con Bobo che fa il verso a Gigiballa mentre l'amico che è al mio fianco, tra il serio e il faceto, mi dice che pensava che ci fosse qualche effetto strano, al posto di quei "versi", da Hawaii da Shangai (dove Shangai è uno dei quartieri proletari di Livorno, e non la metropoli cinese) a Licantropi, da Niente più di questo è l'amore (da groppo in gola) a Preghiera, il pubblico canta, apprezza, ride agli "intermezzi" e applaude. Inutile tentare di raccontare la simpatia e la tenerezza che suscita Bobo quando man mano presenta i musicisti, tra l'altro.

Bobo lascia il palco a Filippo Gatti da solo, che esegue due pezzi suoi, il secondo accompagnato dalla band, e mentre lo ascolto mi rendo conto che non è una questione gergale o di ermetismo: se Filippo nei suoi testi canta dei "marmisti del Verano", che se uno non conosce qualcosa di Roma non arriva a capire a che cosa si stia riferendo, non è per alcuni contenuti dei suoi testi che Bobo non arriva al grande pubblico.

Il finale è, se possibile, pure meglio della prima parte. Bobo, che per chi non lo sapesse è ottimo anche come imitatore (pezzo forte è Mastroianni), scimmiotta La Russa per introdurre Madame Sitrì, e poi Jimi Hendrix, Johnny Cash e, infine, Tom Waits, e ci regala la sua versione di I Don't Wanna Grow Up, tradotta quasi letteralmente, e adattata di volta in volta (tra i versi questa volta c'è "Porta a Porta porta merda", chiaro riferimento vespiano), in Non voglio crescere mai.

Quando Bobo e i suoi salutano davvero guardo l'ora, e mi accorgo che è mezzanotte passata. Chi mi conosce sa bene che non è mia abitudine, ma ne vorrei ancora. E non solo perchè c'erano i posti a sedere.

Degno erede di Piero Ciampi, Bobo Rondelli merita almeno di essere l'ultimo artista che vedo dal vivo in questo 2009. Per quel poco che conta, Bobo è nel mio cuore.

20100104

ma....ci sono o ci fanno?


La stima preliminare dell'ISTAT dice che nell'anno 2009 l'inflazione è stata la più bassa degli ultimi 50 anni.

Secondo l'illustre ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola (foto), i dati dimostrano che "il potere d'acquisto dei cittadini non è stato penalizzato dalla crisi".

Secondo voi, invece, Scajola ha studiato molto, per emettere questa sentenza, oppure gli è venuta perchè si era svegliato da poco?

pacchi

Da Tgcom

Pacchi sospetti, falso allarme
Venezia, erano regali dell'Enel
Allarme rientrato a Venezia per i pacchi sospetti intercettati a Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale. Dopo aver fatto evacuare un'ala del palazzo, uno dei plichi è stato fatto brillare dagli artificieri per controllare il contenuto e non è stato rinvenuto alcun esplosivo. A quel punto sono stati aperti gli altri pacchi, che contenevano soltanto caricabatterie universali inviati dall'Enel e una lampada.
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Tranquilli, siamo al sicuro.

combination


Combo - Giuliano Palma & The Bluebeaters

Ho provato ad autoanalizzarmi, ed ho concluso che ancora oggi porto rancore a The King (il soprannome storico di Giuliano Palma) per non essere più nei Casino Royale. Pensate un po' voi come son messo.
Detto questo, facevo sempre il supponente, quando si trattava di vedere dal vivo o ascoltare su cd i Bluebeaters. E invece, questo relativamente nuovo (è uscito in novembre, se non erro) Combo, mi ha conquistato al primo ascolto. Solito mix tra cover italiane e straniere, solito rocksteady con il classico ritmo in levare di derivazione giamaicana, per re-interpretare materiale altrui e quello inedito, in questo ultimo lavoro diventano abbastanza le composizioni originali: sono ben quattro, e non sono affatto male. Partiamo da queste, e siccome le convinzioni sono fatte per essere smentite, il pezzo Un grande sole, scritto con Samuel dei Subsonica (altra band che non sopporto già da un po'), e cantato in coppia sempre con lui, è davvero bello.
Tra le cover, molto convincenti le interpretazioni de L'appuntamento (un pezzo che ha una storia, la versione più conosciuta è quella di Ornella Vanoni, ne parleremo; tra l'altro, non so se vi darà la stessa impressione che ha dato a me, ma cantato da Giuliano, il testo risulta molto più comprensibile che cantato dalla pur grande Ornella) e di Per una lira di Lucio Battisti, scelto anche come singolo.
Un disco solare (e come poteva essere altrimenti!), per darsi la carica dopo l'eventuale rilassamento delle festività.

elementare


Sherlock Holmes - di Guy Ritchie 2009


Giudizio sintetico: si può evitare


Nella Londra del 1890, Sherlock Holmes e il fido Watson portano a compimento una complicata indagine su una serie di omicidi, e consegnano su un piatto d'argento Lord Blackwood all'ispettore Lestrade. Blackwood sostiene di essere un discepolo del Male, e poco prima di essere impiccato convoca Holmes, per impaurirlo e dirgli che sarebbe risorto. Così avviene, almeno pare.

E' l'inizio di un'avventura ancor più complessa, per Holmes e Watson, quest'ultimo anche in procinto di sposarsi...


Magari sono io che non sopporto (non più, perchè Snatch - Lo strappo e pure Lock & Stock - Pazzi scatenati mi piacquero) Guy Ritchie, ma era un po' che non mi annoiavo così al cinema. Certo, Ritchie non è l'unico responsabile: Lionel Wigram, produttore, ideatore di questo restyling di Holmes, pare essere uno degli indiziati.

Ritchie, evidentemente, aveva solo bisogno di rimanere nel giro giusto, a galla dopo vari flop, e magari aprirsi la strada per una possibile miniera di bei soldoni (sono previsti sequel).

La formula è semplice: Ritchie mette a disposizione la sua regia adrenalinica, e lo script fa diventare Sherlock Holmes un bohemienne che dorme fino a tardi, pieno di debiti, innamorato di una donna che invece insegue soprattutto i soldi, e più che altro un manesco appassionato di boxe e arti marziali. Sarà pure che a me i combattimenti annoiano, ma mi è parso che in oltre due ore di film, per una buona parte ci siano state botte ed esplosioni: ad un certo punto, sembrava di essere in uno dei tanti 007, solo ambientato, appunto, nella Londra di fine '800.

Non so se gli attori, che pure stimo, soprattutto Robert Downey Jr. (Sherlock Holmes), siano adatti o meno, ma quello che si nota è che non sono propriamente a loro agio ad interpretare dei personaggi talmente caricaturali come quelli di questo film. C'è da dire che, al contrario, Kelly Reilly, nei panni di Mary Morstan, già in Triage, The Libertine, Bambole russe e L'appartamento spagnolo, illumina letteralmente la scena, nei pochi momenti in cui la si vede, al punto da farmi pensare a un diverso tipo di fotografia usata solo per il suo personaggio. Il che avrebbe un senso, visto che la sua Mary è un po' quello che "divide" Holmes da Watson.

Ci sono, è vero, dei momenti da grande colossal, tipo il combattimento nel cantiere navale con l'affondamento finale della nave in costruzione (un po' goffa la computer graphic però), ma la noia regna davvero sovrana. Da notare pure una cosa che trovo importante, a proposito della scenografia, cosa che si riaggancia a quel che ho detto a proposito della computer graphic poco fa: in tutta la ricostruzione della Londra d'epoca, gli scenari a media distanza, quindi, si suppone, quelli ricostruiti nei teatri di posa, risultano convincenti, mentre quelli panoramici, quindi ricostruiti con la c.g., sono veramente ridicoli.

Un film che davvero non mi sento di consigliare a nessuno.

20100103

bellimbusti


Gattini - Elio e le Storie Tese


Solo la "scenetta" finale dell'inedito Storia di un bellimbusto varrebbe i soldi del cd. Giusto per chiarire. In questa crisi senza fondo, un disco degli EelST, seppur un Greatest Hits, ma con due inediti di tutto rispetto (l'altro è Largo al Factotum, dal Barbiere di Siviglia), è una boccata d'aria fresca. Risate, ma a denti stretti, su questa Repubblica delle banane, per ricordarsi di non prenderci troppo sul serio.

Senza insistere troppo sul lato profondo dei testi, c'è da dire che i pezzi sono completamente riarrangiati, risuonati e spesso con l'aggiunta dell'orchestra; e si sa che gli EelST non sono certo gli ultimi arrivati, per cui potete solo provare ad immaginarvi cosa sono riusciti a fare con tanto bendiddio. Ospiti prestigiosi e simpatici, che lascio scopriate da soli, oppure leggendo qui.

Lunga vita agli EelST.

crepuscolo (su carta)


Twilight - di Stephenie Meyer


Mega-successo mondiale, best-seller per eccellenza, primo "capitolo" di una saga che, al momento, conta 4 episodi, prontamente trasformato in film, anche quello dal successo mondiale.


Bella (Isabella) Swan è una sedicenne figlia di genitori divorziati, Renée e Charlie. Vive fino al momento dell'inizio del romanzo con la madre a Phoenix, la città dove c'è sempre il sole, nonostante la sua carnagione diafana, e decide di trasferirsi a Forks, dove il padre è poliziotto (il poliziotto), una cittadina nello stato di Washington dove, al contrario, il sole fa capolino davvero di rado, e con poche attrattive, soprattutto per una adolescente; la scelta è dettata, molto responsabilmente, dal desiderio di lasciare un po' di libertà alla madre, che col suo nuovo compagno Phil, un giocatore di baseball della lega minore, ha il desiderio di viaggiare per seguirlo.

Nonostante il padre sia un individuo schivo, che le lascia la sua privacy e i suoi spazi, cosa della quale Bella è molto gelosa e bisognosa, e che i nuovi compagni di scuola la accettino in maniera entusiastica, a Bella Forks non piace. Finchè non mette gli occhi sulla famiglia Cullen, in particolar modo sui figli adottivi del dottor Carlisle Cullen, e soprattutto sul compagno di corso Edward, un individuo bellissimo e misterioso, che al primo momento di vicinanza con Bella sembra disturbato in maniera inverosimile dalla di lei presenza.

Bella non sa cosa pensare, e ci rimane molto male, pensa di non piacergli affatto, ma scoprirà che è proprio tutto il contrario.


Come tutti i best-sellers che si rispettino, Twilight è scritto in maniera universalmente accessibile dalla Meyer, ed ha il pregio (o la furbizia, o l'espediente narrativo, o il valore aggiunto, fate voi) di inserire una storia d'amore dal respiro altrettanto universale, e dalle pulsioni piuttosto adolescenziali, molto molto castigata, in un contesto sovrannaturale. In questo caso, in un mondo popolato da vampiri, vampiri che hanno fatto scelte diverse (la famiglia dei Cullen si definisce "vegetariana", scherzando), e che tendono a vivere in gruppi. Alcuni cercando di inserirsi nella società "umana", altri vivono da nomadi e da veri cacciatori.


La storia è abbastanza avvincente, seppur inverosimile, anche se risulta piuttosto lenta nella prima parte e, al contrario, sembra accelerare un po' troppo verso la metà della seconda parte, risolvendo la storia con l'accetta e lasciando il finale irrisolto e sospeso, in modo da proseguire tranquillamente a lavorare con i libri successivi.


Lettura scorrevole e non particolarmente impegnativa, anche se, mediante un piccolo sforzo, riuscirete a calarvi dentro la storia regredendo solo un poco, potrebbe risultare anche affascinante.

20100102

leonardo

ha deciso di uscire dalla panza della madre lo 01.01.10.
codice binario per presentarsi al mondo.
ricevuto 100 messaggi di auguri. ringrazio qui tutti, visto che non ho risposto a nessuno, ma solo perchè avevo in braccio il cucciolo...
la felicità non si descrive.

il meglio del 2009 - best movies



Ancestrale, tribale



Sorprendente, anarchico



Intelligente, troppo



Sangue, sudore e lacrime



Come eravamo, cosa siamo diventati



Lezione di civiltà



Invito alla riflessione



Un esilarante Woody DOC



Commedia ma non troppo



Altro che Twilight

il meglio del 2009 - best records



Coraggioso



Toccante



Sferzante



La psichedelia del terzo millennio



L'apparenza inganna



Rivelazione



L'eredità (di Piero Ciampi)



Solare. Con corazón



Somebody to love



Welcome back


Mi sono piaciuti anche:




Brand New Eyes - Paramore


il peggio del 2009 - worst record


Un disco la cui bruttezza oscura anche le altre cose brutte del 2009.




Impalpabile

il peggio del 2009 - worst movies


Quest'anno abbiamo addirittura una Worst 3.






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Da evitare anche in dvd.

il meglio del 2009 - best greatest hits


E' bello inventarsi delle categorie, e dimenticarsene altre, ogni fine anno. Quest'anno voglio premiare un artista italiano a cui tengo molto. Questo disco merita una ulteriore segnalazione, perchè potrebbe essere l'ultimo, e perchè è onesto: ogni pezzo è riarrangiato e risuonato, arricchito, rielaborato, e poco importa se il tentativo di diversificare fa si che il buon Vasco Brondi in arte Le luci della centrale elettrica, compromette malamente l'equilibrio di un pezzo per alcuni epocale, come Zona monumentale.


Ingrediente novus - Moltheni

Passionale.

il meglio del 2009 - scusate l'anticipo


Nel 2009 è capitato anche questo: ho visto all'estero un film che avrebbe meritato di finire nei primi 10, ma in Italia non è uscito e non è neppure prevista una data. Peccato. E' uscito in quasi tutto il Sud America, ed è programmata per questo 2010 l'uscita in USA.

Un film denso.

il meglio del 2009 - best live act


Ecco i tre migliori concerti del 2009:








il meglio del 2009 - scusate il ritardo


C'è sempre un disco o un film che ascoltate tutto l'anno, e poi scoprite che è uscito l'anno prima, magari negli ultimi mesi. E' il caso di Fearless di Taylor Swift.

Un disco di country-pop sbarazzino, che, come ebbi a dire nel corso di una discussione, mi fa un po' invidia: canta l'amore senza quei carichi di preconcetti che (ormai) abbiamo noi quarantenni. Canta l'amore degli adolescenti, e io provo una sana invidia nei loro confronti.

Fearless è un bel dischetto, che molti snobberanno per via della provenienza american-mtviana. E invece, a me piace.

Leo


Fiocco azzurro in casa Fassbinder: ieri sera è nato Leonardo. Ha atteso il 2010 e poi ha lasciato il caldo abbraccio della mamma per allietarci della sua presenza.
A Lafolle e signora i miei auguri orgogliosi.

the dark passenger


Dexter - di James Manos Jr. - Quarta stagione (Clyde Philips Productions - Showtime) - 2009


Lo schema delle stagioni di Dexter è ormai piuttosto chiaro. In questa quarta, gli sceneggiatori immettono, o almeno ci provano, elementi extra, come il figlioletto Harrison, l'insoddisfazione della moglie Rita, le storie tra i colleghi, un collega che sospetta di lui. Tutto ciò porta innegabilmente a dei momenti che apparentemente sono di troppo.

Alla fine del cerchio, però, tutto quadra. O quasi, diciamo.

La presenza di John Lithgow nel cast, nei panni di Trinity/Arthur Mitchell, che non so a voi, ma a me ha fatto pensare immediatamente a Doppia personalità di Brian De Palma, porta la stagione verso un livello più che decente, nonostante quello che si annotava poc'anzi.

Quello che salta agli occhi, a parte la solita fotografia luminosissima, che fa venir caldo solo a guardare, e un uso sempre più massiccio della presenza del padre del protagonista, è che gli sceneggiatori sembrano sempre più in affanno per farla "sfangare" a Dexter: uno dei temi conduttori della stagione, infatti, è la mancanza di concentrazione del serial-killer/giustiziere/padre amorevole/ematologo-poliziotto, e la conseguente trascuratezza nei confronti dei particolari, e quindi del "codice" autoimposto, ed ereditato, appunto, dal padre.

E', probabilmente, un'impressione, l'impressione di "fiato corto", che proprio gli scrittori vogliono far venire agli spettatori.

Se c'è una certezza, in questa serie, insieme agli occhi magnetici di Courtney Ford (nei panni della reporter Christine Hill, e moglie, nella vita reale, di Brandon Routh, il "nuovo" Superman - del 2006 - ma che soprattutto ci ha fatto piegare dal ridere nei panni di Bobby Long nel pur esile Zack And Miri Make A Porno), è la sempre più incontenibile bravura di Jennifer Carpenter (Debra, sorella di Dexter, e, come gli aficionados di Fassbinder sanno, moglie nella vita reale di Michael C. Hall, come a dire, Dexter).

Finale tragico, che apre più di uno spiraglio alla prossima stagione, che, se gli sceneggiatori sapranno approfittarne, sarà molto più che scoppiettante.

20100101

sei nazioni

Avete visto, per caso, il nuovo spot de La7 per il Sei Nazioni di rugby?
Ecco, se lo vedete, poi guardatevi i titoli di testa di Dexter. Chi li conosce già, ha già capito.


absence of love


Notes To An Absent Lover - Barzin


Segnalatomi dall'amico Buzzone, un disco perfetto per cominciare malinconicamente l'anno, visto anche temperature e situazione meteo. Terzo disco per il cantautore canadese, che Wikipedia inglese accosta a Mojave 3 e a Mazzy Star, e che a me ha ricordato un Damien Rice con una tonalità leggermente più bassa, dipinge 9 quadri, appunto, malinconici e soffici come neve fresca, tra i quali spicca la mia preferita Soft Summer Girls, che accompagnano l'ascoltatore delicatamente, come bisognerebbe sempre fare nella fase immediatamente seguente il risveglio.

Quando ci si avvicina alla traccia nove, ci si accorge però che l'impressione è quella di aver ascoltato lo stesso pezzo per la durata dell'intero disco, con poche e lievissime variazioni.

Penelope


The Brothers Bloom - di Rian Johnson 2009


Giudizio sintetico: si può perdere


I due fratelli Bloom, Stephen (il maggiore) e Bloom (il più piccolo), sono due esperti truffatori, rispettati in tutto il mondo. I loro ruoli sono stati da sempre ben definiti, fin da piccoli, Stephen è la mente e Bloom il tenero interprete che circuisce le vittime. La truffa è la loro vocazione, il rifugio che li ha protetti fin dalla tenera età, periodo un cui erano sballottati tra le varie famiglie adottive. Adesso, Bloom ha qualche crisi di coscienza, e non vuole più proseguire sulla strada che sembrerebbe l'unica percorribile, e vuole rimanere nel suo buen retiro in Montenegro, sulle rive dell'Adriatico. Ma Stephen insiste, e alla fine riesce a convincere il fratello ad aiutarlo per l'ultimo colpo. Del resto, come ha bisogno della sua compagna Bang Bang, una asiatica che pare muta, ha bisogno di Bloom, soprattutto per convincere la vittima predestinata: Penelope Stamp, una giovane, ricca e annoiata donna single, che vive nella sua reggia nel New Jersey e passa il tempo apprendendo hobby e distruggendo auto costosissime.

L'ammonimento che Stephen dà a Bloom, catturata l'attenzione di Penelope e conquistata la di lei fiducia, è: "non ti innamorare". L'avventura ha inizio...


Seconda prova del giovane Johnson, dopo il debutto cult con Brick, vincitore del premio speciale della giuria al Sundance nel 2005, e di altri premi. Si sposta dal noir al caper film (pellicole ispirate alle bande di truffatori), con un cast piuttosto importante (Mark Ruffalo è Stephen, Adrien Brody è Bloom, Rachel Weisz è Penelope e Rinko Kikuchi è Bang Bang, l'ennesima parte muta [beh, qui in effetti dice tre parole...] dopo quella in Babel), ma il risultato è prevedibile, seppur a tratti divertente, eccessivamente complicato e sinceramente un po' troppo supponente (i richiami letterari a Joyce).

La fotografia è buona, le location molto belle, le recitazioni sono molto di maniera, a parte quella della Kikuchi (sta lavorando con Tran Ahn Hung - Cyclo - e attendiamo l'uscita del suo Map of the Sounds of Tokyo, diretto da Isabel Coixet), che, aiutata dalla parte, risulta molto divertente.

Una sorta di Ocean's (11, 12 o 13, scegliete voi) più introspettivo ed intellettuale, ma non perfettamente riuscito.


Al momento non è prevista l'uscita italiana.