No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20101115

I Am Love


Io sono l'amore - di Luca Guadagnino (2010)


Giudizio sintetico: si può vedere (2,5/5)

Giudizio vernacolare: chi ha 'vaini la rimedia (sempre)


Milano, i Recchi sono una dinastia dell'altissima borghesia. Fabbrica tessile passata indenne attraverso il ventennio, riciclatasi per merito della scaltrezza del capostipite Edoardo, enorme fonte di ricchezza che si specchia nella villa di famiglia, così grande e così fredda, dove ogni occasione viene scandita da una cena dove si sprecano il personale di servitù e le maniere affettate. Il figlio di Edoardo, Tancredi, abita la suddetta villa, con la moglie russa Emma, e i tre figli Edoardo, Gianluca ed Elisabetta. Mentre Edoardo Sr. lascia l'azienda in mano a Tancredi e i figli maschi, Elisabetta va a studiare a Londra e scopre la sua sessualità, ed Edoardo Jr. si fidanza con Eva, e al tempo stesso casualmente presenta l'amico Antonio, cuoco geniale ma frustrato dal padre, amico col quale progetta di aprire un ristorante nella campagna montuosa sopra Sanremo.

Emma rimane colpita da Antonio, e viceversa...


Film ambizioso questo di Guadagnino, prodotto dalla Swinton, che ne è anche protagonista. Lavoro che sicuramente dividerà gli spettatori, e che non è di facile assimilazione. Per farla breve, è un film molto più di forma che di sostanza, che mostra una ottima mano del regista (le immagini, montate ad arte, e fotografate in maniera quasi decadente, di Milano sui titoli di testa, sono impressionanti e decisamente belle; ma confrontatele con quelle di Salvatores di Happy Family: quelle di Guadagnino sono volutamente più "ermetiche", di nicchia, con richiami a cinema decisamente più intellettuale), che però spesso esagera, rasentando il ridicolo (la scena d'amore bucolica, con stacchi continui tra i corpi di Emma ed Antonio e gli insetti nel mezzo alla natura). I suoi riferimenti sono appunto alti, molto alti (Visconti, Hitchcock), e si vede chiaramente che dietro c'è un lavoro anche di preparazione certosino e meticoloso, ma il risultato, a prescindere dal giudizio che si può dare sull'ennesima scarnificazione della vuotezza delle classi agiate, è assolutamente freddo, quando invece dovrebbe trasmettere un vortice di passione, così come quello nel quale precipita la protagonista, lasciata sola nella casa riempita solo dalla servitù, e compressa dentro a regole formali nelle quali sembra apparentemente trovarsi a suo agio.

Poi c'è il problema delle recitazioni troppo teatrali, che ingessano un po' il tutto (nonostante il cast lussuoso). Perfetta la messa in scena quando si vuole sottolineare i particolari, le tavole curate, la domestica che chiude accuratamente le tende per far riposare la signora, goffa quando c'è da dare un minimo d'azione (Edoardo che corre verso la sorella, ancora Edoardo al momento dell'incidente, ma perfino quando c'è un minimo di movimento, la festa in villa, solo per dirne una; paradossalmente, l'unica scena "di movimento" riuscita è quella chiaramente hitchcockiana di Emma che pedina Antonio a Sanremo). Ci sarebbe da dire poi delle musiche. Composte dall'acclamato John Adams (Shutter Island, L'ora di religione), accoppiate con la messa in scena di Guadagnino, risultano francamente insopportabili in più tratti.

La storia è esile, e alcune scelte risultano incomprensibili (la Swinton che recita in italiano ovviamente con accento inglese, è russa nella finzione...), come detto la mano è ottima e il lavoro è ambizioso, ma il risultato è freddo e poco coinvolgente. Sufficienza di stima.

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