No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20101128

freaks on the road



Carnivàle - di Daniel Knauf - Stagioni 1 e 2 (12 episodi ciascuna; HBO) - 2003/2005





Cinema compreso, mi pare di poter dire che Carnivàle sia la cosa più dark dai tempi di Twin Peaks, dove per dark si intende un'atmosfera vicina al misticismo biblico alla Nick Cave. Stiamo parlando di una serie non molto conosciuta, che nelle intenzioni del creatore doveva svilupparsi su 3 cicli di 2 stagioni cadauna, quindi in definitiva di 6 stagioni: è arrivata solo a due, e aggiungerei purtroppo, perchè vi assicuro che è veramente appassionante. Siamo dalle parti di un Von Trier meno ironico, con questo serial, che, ambientato nei primi anni '30 nella provincia profonda e agricola degli USA, periodo della Grande Depressione e del Dust Bowl (entrambe gli accadimenti, in un certo senso, sono protagonisti della serie), mette in scena la più classica delle lotte tra il bene e il male, costruendo il tutto con due racconti paralleli, da una parte l'orfano Benjamin "Ben" Hawkins, raccolto dai membri del Carnivàle non per caso, che scopre di aver ereditato dal padre, conosciuto di sfuggita, a differenza della madre, un "dono" che gli permette di guarire le persone da ogni male, e di decidere sulla vita o sulla morte, ma solo a certe condizioni, dall'altra Padre Justin Crowe (brother Justin, nell'originale), prete metodista in apparenza devoto, in realtà erede anch'egli di un dono di natura opposta.


Quando la madre muore, per quella che a tutti, spettatore compreso, pare una coincidenza buffa, il Carnivàle (in inglese il carnival è un po' il nostro Luna Park) passa in prossimità della casa e del terreno degli Hawkins, a Milfay, Oklahoma. Il Carnivàle è uno show itinerante come tanti altri, con la donna barbuta, l'omone forzuto, le gemelle siamesi, la veggente, nani e ballerine, e la ruota panoramica. Già questo è un tributo al culto del mitico Freaks, il film di Tod Browning del 1932 (e devo dire che le assonanze non si esauriscono con la presenza di alcuni freaks), ed infonde immediatamente una certa aura di interesse, divertimento e simpatia all'allegra (ma non troppo) comitiva, e quindi alla visione. Non finisce qui: chi decide il circuito da seguire è il nano Samson, che risulta essere una sorta di gestore. Samson però prende ordini da un personaggio misterioso, che non esce mai dalla sua roulotte (e si vedrà molto in avanti nel corso della serie, anche se si scoprirà che...), tanto che qualcuno arriva a non credere che esista.


Le similitudini con Twin Peaks, oltre al fatto che Samson è interpretato dalla figura naturalmente evocativa di Michael J. Anderson (lo stesso nano che in Twin Peaks interpretava The Man from Another Place), non finiscono qui. Il mistero ammanta tutta la serie, le rivelazioni avvengono poco a poco, e l'elemento onirico è utilizzato a piene mani. La struttura è piena di allegorie e riferimenti mitologico/biblici (chi ne avesse voglia si può leggere l'esauriente scheda Wikipedia, sezione Mythology of Carnivàle), avvincenti, coinvolgenti, che rendono ogni passaggio teso. L'ambientazione è particolarissima, il vento e la polvere, come detto in apertura, contrassegnano e scandiscono il tutto, gli attori e le attrici che fanno parte del Carnivàle, continuamente sporchi e scarmigliati, sono l'esatto opposto della quotidianità della casa sempre impeccabile di Padre Justin e della sorella Iris. Così come dev'essere, del resto.


Cast indovinato, interpretazioni ragguardevoli, regie indiscutibili. Tra le facce già viste, oltre a Michael J. Anderson, Nick Stahl (Terminator 3, La sottile linea rossa) è Ben Hawkins, il fulcro della storia, e se la cava alla grande, Adrienne Barbeau (The Love Boat), anziana ma conturbante quanto basta, è Ruthie, Clea DuVall (Ragazze interrotte, 21 Grammi), bellezza strana, personaggio enigmatico e combattuto è Sofie, Carla Gallo (Californication), mento prominente come la DuVall, fisico da top-model, sguardo da bambina è Libby, bravi pure Tim DeKay (Tell Me You Love Me), faccia, come gli autori cercavano nel casting, da vero giocatore di baseball degli anni '30, che è Jonesy, Diane Salinger muta, catatonica ed inquietante nei panni di Apollonia (la madre di Sofie), Patrick Bauchau è Lodz, altro personaggio chiave, John Savage (Il Padrino III) è Scudder, che invece è un po' il "fulcro retroattivo" della storia; mi spiace non citare anche Debra Christofferson (Lila), Cynthia Ettinger (Rita Sue), Toby Huss (Stumpy) che è uno di quelli che mi ha più impressionato, Amy Madigan (Iris Crowe), John Carroll Lynch (Varlyn Stroud), Robert Knepper (Tommy Dolan).
La palma dell'interpretazione più sconvolgente, però, va di diritto a Clancy Brown, nei panni di Brother Justin, un caratterista con una carriera forzata nei panni del villain, e addirittura nei videogiochi, con una voce sconvolgentemente profonda (parte della sua carriera, infatti, si basa anche su questa; è per questo che dovreste vedere la serie in lingua originale). Perfetto nei panni dell'antagonista, in bilico tra il bene e il male.

Leggendo quali potevano essere le trame delle eventuali stagioni seguenti, si potrebbe anche sospettare che l'appeal sarebbe scemato, ma è indubbio che con queste due andate in onda si possa certamente parlare di una delle cose più interessanti che la televisione abbia proposto negli ultimi tempi. Buona visione.

4 commenti:

giulia ha detto...

top! ;-)

jumbolo ha detto...

nel senso che ti ho convinto o nel senso che lo hai visto?

giulia ha detto...

mi hai convinto alla grande..
mi sa che la faccio passare avanti a "mad men"..!
sulle serie non sono aggiornatissima..per dire, di una serie chiamata "fringe" sai nulla?

jumbolo ha detto...

no. ne parlano in molti però. è naturale, stare dietro a tutte è impossibile!