No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20101108

a quiet life


Una vita tranquilla - di Claudio Cupellini (2010)

Giudizio sintetico: si può vedere (3/5)
Giudizio vernacolare: l'Itaglia esporta un monte di 'ose, le più 'mportanti so' la 'riminalità e la spazzatura

Rosario Russo sembra un "normale" emigrante di una generazione fa. Viene dalla Campania, si p sposato con una signora tedesca algida e ancora piacente a 45 anni, rigida ma disposta a perdonargli perfino qualche tradimento, ha un figlio di quasi 10 anni che sa un po' d'italiano, ma è già tedesco dentro, e gli rimprovera i suoi continui ritardi. Hanno un lussuoso ristorante poco fuori Francoforte, con annesso albergo, danno lavoro a tedeschi giovani e alla nuova generazione di immigrati da tutto il mondo. I lavoratori meno raccomandabili, dice lui, sono proprio gli italiani. A Rosario piace la caccia, soprattutto quella al cinghiale, che poi cucina e mette sul menù.
Improvvisamente, nella sua vita tranquilla arriva Diego, con il collega Edoardo. I due in verità non fanno niente, vengono dalla Campania pure loro, sniffano cocaina, hanno una bella macchina e abiti sportivi ma costosi. Tramano qualcosa, sono in Germania per compiere qualcosa di poco legale, ed in seguito all'esplosione, probabilmente dovuta ad una fuga di gas, che si verifica nell'albergo dove soggiornano, sono costretti a cercare un altro posto dove stare. Diego spiega a Edoardo che Rosario è un vecchio amico, e che non gli creerà problemi. Quando Rosario vede Diego appare sorpreso, ma anche felice.

Davvero un buon film questo Una vita tranquilla, che colloca Cupellini in quella manciata di registi più che promettenti (Sorrentino, Garrone, Costanzo, e altri meno esperti ma non meno capaci) che riescono a non sembrare troppo italiani (citando ancora lo Stanis di Boris, dove per italiani si intende l'accezione dispregiativa del termine in campo cinematografico). Attenzione però: il film è comunque di un italiano, anche se girato quasi tutto in Germania, con un cast misto, e parla di due cose che siamo riusciti ad esportare molto bene. Una positiva, una negativa. Il lavoro e la criminalità. Ecco che, detto questo, si capisce che non c'è esterofilia, nel lavoro di Cupellini (ed anche degli altri citati), bensì, oltre alla bravura, la presa di coscienza sul fatto che non siamo (solo) un popolo di poeti, santi e navigatori, e che al tempo stesso sappiamo fare cinema esportabile (perchè non si vive di soli cinepanettoni, che sostengono si gli incassi italiani, ma che non sono esportabili).
Perdonate la disquisizione. Il film di Cupellini è complesso, ed ha qualche difetto. I difetti, perdonabili ma da tenere in conto, sono l'uso troppo disinvolto del dialetto napoletano (in alcuni passaggi non ci sarebbero stati male i sottotitoli, visto che vengono usati per tutto il film quando si usa il tedesco), l'eccessiva lunghezza, e soprattutto, la storia tra Edoardo e Doris, la capo-cameriera tedesca del ristorante di Rosario, che, alla fine, risulta del tutto superflua (se si eccettua il fatto che la giovane attrice tedesca che interpreta Doris, Alice Dwyer, ha un gran fisico e nuda fa la sua figura).
Ma ha grandi pregi. Una fotografia molto bella, che il regista sfrutta bene lasciandosi andare spesso a particolari bucolici, una struttura classica, e se volete anche prevedibile, ma dipanata con sapienza, un finale credibile, anche se amaro. E' abbastanza complesso, perchè esamina i sentimenti familiari messi davanti a scelte veramente difficili, non essendo mai didascalico, e sottintende una certa complessità di intrighi tra la Camorra e la Germania operosa ed efficiente. Usa la macchina da presa con capacità ammirevoli, fino ad esagerare, a volte (la carrellata con gru, probabilmente, che parte dal primo piano su Edoardo seduto sul bordo della vasca di una fontana, ed arriva a riprendere una panoramica della cittadina, è suggestiva ma abbastanza fine a se stessa).
Toni Servillo (Rosario) è una sicurezza, e sono bravi anche i due guaglioni Marco D'Amore (Diego) e Francesco Di Leva (Edoardo). Juliane Kohler (Renate, la moglie di Rosario; l'avevamo vista ne La caduta, era Eva Braun) è poco sfruttata, Maurizio Donadoni buca sempre lo schermo, per quella sua recitazione molto fisica, e Alice Dwyer (Doris), oltre al fisico ha dei bellissimi occhi: non scherzo. Provate a guardarli, non nella scena in cui è nuda, dovrebbe risultarvi più semplice.

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