No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20101017

tre


AB III - Alter Bridge (2010)

Mark Tremonti, Scott Philips e Brian Marshall (chitarra, batteria e basso), probabilmente stanno lavorando su un esperimento, che senza dubbio è raro nel mondo musicale, almeno in quello strettamente rock. In pratica, come molti sanno, stanno alternando un disco con i Creed, dopo la riappacificazione con Scott Stapp, e uno con gli Alter Bridge, dove invece alla voce, nonchè alla seconda chitarra, c'è Myles Kennedy, enormemente più dotato vocalmente (e pure alla chitarra).
Chissà chi glielo fa fare. Sarebbe interessante chiederglielo. Detto questo, il terzo album (come dice il titolo) degli AB è una conferma della bontà della band, nell'ambito da essa calcato. Non ci sono sorprese, solo buone canzoni, lunghe cavalcate hard-rock, ariose aperture melodiche che fanno da tappeto alla grandiosa estensione vocale di Kennedy.
Il disco si lascia ascoltare alla grande, e può girare all'infinito nel lettore degli appassionati del genere, noi, che anche se all'apparenza facciamo di tutto per dissimularlo, siamo tamarri dentro, così come detto in occasione di questa recensione.
Ma, devo dirlo a malincuore, ci sono alcuni ma.
Il primo: gli assoli di Tremonti si lasciano sempre troppo attendere. E' incredibile, come ebbi già a dire, qui siamo alle prese con il primo guitar-hero timido.
Secondo: i pezzi memorabili non ci sono. Ce n'erano di più nei dischi precedenti, e ce ne sono in misura maggiore perfino nell'ultimo disco dei Creed. Apriamo una parentesi pure per dire che si va meglio quando siamo dalle parti delle ballads, o delle vie di mezzo. Il miglior pezzo del disco però, in assoluto, è I Know It Hurts. E questo significa che, quando c'è l'impegno e l'ispirazione, lasciare il segno si può.
Forse mi aspettavo da loro il disco definitivo. Invece, AB III è "solo" un buon disco, che suppongo non lascerà un ricordo indelebile. Time will tell.

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