No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20101015

tha last samurai


L'Ultimo Samurai - di Edward Zwick 2004


Giudizio sintetico: si può vedere (3/5)

Giudizio vernacolare: ganzetto


Ponendomi alla visione de L'ultimo Samurai ero prevenutissimo, pronto a sorbirmi due ore di buonismo all'americana, megalomania a pacchi e un ennesimo tentativo da parte di Cruise, protagonista, di costruirsi una passerella verso l'agognato Oscar.

Invece, come neve al sole, mi sono sciolto lentamente, lasciandomi andare fino alle lacrime.


1870, Nathan Algren (Cruise), capitano che ha combattuto sotto Custer, alle prese con una profonda crisi di coscienza, alcolista, perseguitato dagli incubi e convinto, adesso, che la guerra contro i nativi americani è stata una mattanza tremenda e ingiustificata, fenomeno da baraccone e testimonial ante-litteram (per la Winchester), si lascia convincere dal denaro (e dall'unica arte che conosce, quella della guerra) ad andare in Giappone ad addestrare un esercito di raccogliticci che, per missione, hanno quella di sgominare le "sacche di resistenza" rappresentate dai samurai comandate dal mitico Katsumoto e dipinte dagli affaristi-avvoltoi che ruotano nell'orbita dell'Imperatore (anche qui, grandi elettori ante-litteram), come unico ostacolo alla modernizzazione del Sol Levante e alla creazione di un "paese civile".

Viene catturato dai samurai al primo scontro, e, risparmiato, viene a contatto con una cultura sconosciuta e affascinante, riuscendo a capire l'esatta dimensione dello scontro e prendendo posizione per una volta, dalla parte del più debole ma meno corrotto.


Prima parte decisamente superba, introspettiva, stranamente (per un film americano) rispettosa e quasi ossequiosa verso le filosofie orientali, nella seconda perde di energia "intelligente" ma punta direttamente sull'azione, dove grandi scene di battaglia cercano di coprire tortuosità nella trama e sbandate nella retorica.

Cruise a tratti sopra le righe (come ubriaco proprio non è credibile!), quasi offuscato dai co-protagonisti giapponesi Ken Watanabe (Katsumoto) e Hiroyuki Sanada (Ujio); Koyuki (Taka) superlativa, ti strega senza quasi parlare.

Un sacco di metafore neanche troppo nascoste, ci ricordano che nulla è cambiato nella logica del potere, della politica e quindi, della guerra.

Colossal intelligente.

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