No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20101019

loong Boonmee raleuk chat


Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti - di Apichatpong Weerasethakul (2010)

Giudizio sintetico: da evitare (1/5)
Giudizio vernacolare: una delle più grosse mattonate dell'urtimi tempi

Boonmee è anziano e gravemente malato di reni; lo assiste un immigrato laotiano. Agricoltore ortofrutticolo e non solo, viene raggiunto dalla sorella della defunta moglie e dal nipote, che vogliono sincerarsi del suo stato di salute, mentre lui vuole vederli per "passare le consegne", visto che sente la morte vicina. Talmente vicina, che durante la prima cena condivisa con i familiari, ecco che appaiono intorno al tavolo il fantasma della moglie e una incarnazione non meglio definita del figlio scomparso da tempo immemorabile, sotto le spoglie di uno scimmione con gli occhi rossi e luminosi (una scimmia-fantasma, si definirà lui stesso). Ecco che da quel momento, inizia uno strano e straordinario cammino attraverso le probabili vite precedenti di Boonmee; anzi, probabilmente il viaggio è già iniziato nella bella ed evocativa scena iniziale del film, protagonista un bue (o un bisonte, perdonerete l'ignoranza). Cammino, viaggio, che porta Boonmee, che crede di essere accompagnato dalla famiglia, vivi e morti compresi, fino ad una grotta che simboleggia l'utero dal quale proviene: e lì, trova la morte.

Vincitore della Palma d'oro all'ultimo Festival di Cannes, il film dell'impronunciabile regista (e video-artista) tailandese è uno di quei film che non fa sconti. Divertentissimo leggersi le molte recensioni: panteismo, metafisica, reincarnazione, trasmigrazione dell'anima, trascendenza, queste le parole più spesso tirate in ballo, e colossali giri di parole per dire che il film è, in realtà, una mattonata di quelle paurose (il regista chiede molto allo spettatore per concedere pochissimo...occorre caparbietà per entrare nel mondo del regista...).
Chi mi conosce sa bene che non ho alcun preconcetto nei confronti delle cinematografie asiatiche, caratterizzate dal ritmo lento, estenuante, dai concetti fumosi ma fondamentalmente spirituali, martoriate dai doppiaggi italiani e dalle distribuzioni inesistenti. Ma, signore e signori, quando è troppo è troppo. Un lettore belga su imdb.com chiosa con "snobismo culturale al suo punto più alto", a proposito di questo film. Come dargli torto?
Camera fissa, inquadrature pseudo-pittoriche, trama assolutamente slegata e interpretazioni che minimali è dir poco, finale ancora più ermetico dell'inizio. Quasi insopportabile. Estenuante sicuramente. Sconsigliato vivamente.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi piacerebbe leggere una tua recensione su Bal- Miele, film turco vincitore dell'ultimo orso d'oro, passato un po' inosservato direi.
E magari qualcosa su Donne senza uomini della regista iraniana Shirin Neshat.


Anna dai capelli Rossi

jumbolo ha detto...

Anna, Donne senza uomini è recensito qui
http://fassbinder.blogspot.com/2010/03/zanan-e-bedun-e-mardan.html

L'altro non lo conosco, vedo di recuperarlo.