No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20101021

numeri


La solitudine dei numeri primi - di Saverio Costanzo (2010)



Giudizio sintetico: si può vedere (2,5/5)

Giudizio vernacolare: ma è di dariargento?



Torino. Alice e Mattia, adolescenti negli anni '80, nascono da famiglie agiate ma crescono ognuno con un trauma difficile da superare, che li segnerà per la vita, come appunto i numeri primi del titolo, numeri indivisibili se non per uno e per sé stessi. Si conoscono, si piacciono, continuano a sfiorarsi ma...



Tratto naturalmente dal libro omonimo di Paolo Giordano, best seller italiano di enorme successo, che non ho letto soprattutto per snobismo, il film ha profondamente diviso critica e pubblico. Costanzo, che apprezzo per un certo coraggio, sia nell'affrontare le storie, sia per il suo continuo darsi obiettivi differenti, rischia effettivamente di farsi prendere un po' troppo dalla smania di fare cinema d'autore, e sconfinare di conseguenza nel trash (che poi magari verrà rivalutato da chi non ha un cazzo da fare tra 20 anni, ma questo è un altro discorso). Nonostante tutto, alla fine c'è del buono sia nella storia, che Costanzo scrive con Giordano stesso, sia nella realizzazione, che in pratica vira il romanzo in chiave horror/thriller, con richiami evidentissimi allo stile di Dario Argento e perfino del Kubrick di Shining, e, a parte la fotografia, che molti hanno apprezzato, ma che non ho trovato così indovinata, se non nei colori cupi e nell'uso intenso delle ombreggiature, nell'uso un po' esagerato degli agenti atmosferici, e nei continui spostamenti temporali, si esce dalla sala effettivamente impensieriti da questi due personaggi fortemente traumatizzati e quindi disturbati, e dal loro girarsi intorno senza per questo "prendersi" definitivamente, abbandonandosi ad una, e forse unica, possibilità o parvenza di felicità terrena.

Grande lavoro fatto dai due protagonisti, Alba Rohrwacher (Alice) e Luca Marinelli (Mattia), sui corpi (lei dimagrita al limite dell'anoressia per il finale, lui ingrassato), un po' meno sulle espressioni nel caso di Marinelli, e cameo di Filippo Timi tutto da godere. Non convince la prova di Isabella Rossellini (Adele, la madre di Mattia), poco approfonditi i personaggi di contorno, e di conseguenza poco convincenti le loro prove attoriali; così così le prove dei bambini e dei giovanissimi attori presenti.

La musica originale, affidata a Mike Patton, non è male, mentre negli interventi con pezzi di altri spesso si sfiora il ridicolo (l'uso di Bette Davis Eyes nel finale è quasi imbarazzante).

Un film non completamente riuscito, quindi, per un regista che però rimane degno di stima, a mio parere.

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