No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20101020

acquario


Fish Tank - di Andrea Arnold (2010)


Giudizio sintetico: da vedere (3/5)

Giudizio vernacolare: vita di merda dé


Mia, 15 anni, una sorella più piccola che presto diventerà come lei, e con la quale ha già un rapporto più che conflittuale, una madre troppo giovane e troppo insoddisfatta per riuscire ad essere davvero madre, e con la quale è scontro perenne, realtà suburbana (siamo nell'Essex), sottoproletaria inglese, casermoni impersonali, un carattere che dire spigoloso è poco, nessun amico, nessuna amica, istruzione intermittente, rischio continuo dell'affido ai servizi sociali, junk food, crescere in fretta senza avere esempi corretti da seguire. Unica passione: il ballo hip-hop.

Il nuovo fidanzato della madre, l'irlandese Connor, verso il quale ha una naturale diffidenza agli inizi, si rivela invece fonte di interesse, e viceversa. Finché...


Secondo lungometraggio della Arnold (che è già al lavoro sull'ennesima interpretazione di Cime tempestose della Bronte) dopo il promettente e cupo Red Road, questo Fish Tank ci conferma la "nascita" di una regista molto interessante. Viene naturale pensare alle cose di Ken Loach e di Mike Leigh, diversi critici la avvicinano pure a Truffaut, ma devo dire che la signora, che ha vinto un Oscar nel 2005 per il cortometraggio Wasp, ha una certa personalità, che "esce" dai suoi lavori.

Film che non giudica pur mettendo di fronte lo spettatore a temi non di poco conto, riesce al contempo a raccontare storie "tese", a dipingere molto bene le psicologie dei protagonisti, e, quando vuole, a creare forte tensione ed a mantenerla bella alta (il rapimento nella fase finale, quella della "vendetta" di Mia, ma tutta la seconda parte è, appunto, tesa). Inoltre, ha una bella mano che alterna, come dicevo anche nella recensione del film precedente, campi lunghi che riescono a poetizzare la desolazione, a primi piani nervosi che risultano necessari per mettere in scena i personaggi e le loro schizofrenie.

Fotografia che rispetta i colori tenui dell'Inghilterra, colonna sonora che segue quasi le regole Dogma, eccezionale prova della protagonista Katie Jarvis (Mia), debuttante assoluta (scoperta mentre litigava col suo ragazzo alla stazione), convincente in maniera prepotente.

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