No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20101029

copie conforme


Copia conforme - di Abbas Kiarostami (2010)

Giudizio sintetico: da evitare (1/5)
Giudizio vernacolare: cheppalle!!

Siamo in un borgo toscano. Uno scrittore storico dell'arte, James Miller, presenta il suo nuovo libro, nel quale sostiene lo strettissimo legame tra una copia e l'originale, in alcuni casi addirittura la sua superiorità, comunque il suo valore artistico. Una antiquaria di origine francese, che vive nel borgo assieme al figlio adolescente, un marito non pervenuto, assiste interessatissima alla conferenza stampa, attirata dallo scrittore, e dopo fa di tutto per incontrarlo. Il giorno seguente si incontrano, e si recano insieme in un paesino vicino. Lì, mentre bevono un caffè in un bar, e l'uomo esce per una telefonata, la proprietaria del bar si rivolge alla donna come se fossero una coppia, e lei sta al gioco. Quando lui rientra, anch'egli si presta. Da lì in avanti, la finzione (nella finzione) prosegue, dando vita ad una sorta di dramma, nel quale la donna riversa sull'estraneo le sue frustrazioni coniugali e di madre, mentre l'uomo si difende come può.

L'idea sarebbe anche interessante, e filosoficamente valida, riprendendo tra l'altro un tema caro al grandissimo regista iraniano, quello del suo vecchio Close Up (1990), con l'amico e collega Mohsen Makhmalbaf. Gli attori ci sono, perchè la Binoche, anche senza essere messa giù da gara è sempre la Binoche, e il semi-debuttante William Shimell, baritono inglese affermato, non se la cava affatto male. Lo sfondo, incantevole, di Lucignano e Cortona, la mano attenta ed esperta di Kiarostami, che tanti bei film ci ha regalato (Il sapore della ciliegia, Il vento ci porterà via, e altri). Quindi, perchè aspettarsi un brutto film? Infatti, non me lo aspettavo. Invece, una pellicola di una noia mortale, una serie estenuante di dialoghi, meglio, litigi su luoghi comuni della coppia in crisi, e tutto il resto che passa sullo sfondo, con lo spettatore attonito ma più intontito, che sprofonda nella poltroncina senza neppure la forza di alzarsi e andarsene, da tante chiacchiere insulse.
Tremenda delusione.

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